La proposta contenuta nel presente articolo scaturisce da considerazioni diverse che riguardano la statica delle murature rispetto al sisma.
La velocità e semplicità di esecuzione, l’economia, la non invasività sulle strutture esistenti e di pregio, l’eventuale facile rimozione delle strutture schermanti proposte, la non invasione con i lavori all’interno delle abitazioni che possono quindi rimanere abitate nel corso dei lavori.
Si è cercato inoltre di ipotizzare interventi ”leggeri” sia sotto l’aspetto pesi che sotto l’aspetto visivo proponendo forme di diversa impostazione stilistica che proprio per ciò possono essere rielaborate secondo le varie sensibilità, ferma rimanendo la funzionalità ed i concetti statici di base.
Esaminando la pianta–schema, tipo di un’abitazione posta nella spina tra due strade–vicoli, possiamo notare come al sisma in direzione T, trasversale, resistono le rispettive murature T, interne e trasversali rispetto alle strade ; analogamente rispetto al sisma in direzione L reagiscono le murature longitudinali fronte strada oltre a quella interna di spina.
Prendendo il modulo tipo resistente tratteggiato si nota che, a parità di spessore delle murature, si ha che l’area totale resistente delle murature longitudinali, tra cui quelle su strada, hanno area complessiva 1, 5 volte più grande delle trasversali, e relativa maggiore resistenza.
Questa divergenza inoltre cresce in quanto le murature su strada hanno spessore generalmente maggiore di quelle interne, ed hanno un minore numero di vani porta ; i vani finestra portano ovviamente una riduzione minore della resistenza.
Ciò visto possiamo dire che in linea di massima si ha una sollecitazione maggiore sulle murature trasversali che peraltro non trovano un mutuo sostegno in altre strutture di edifici a contatto come invece trovano le murature longitudinali.
Si deve inoltre capire, in modo sintetico, il gioco mutuo delle forze simiche nelle murature collegate.
Premesso che una muratura L è enormemente più debole (e fortemente flessibile), se sottoposta a forze sismiche ad essa perpendicolari, rispetto ad un setto T dove la forza sismica è a questo parallela lavorando di coltello, possiamo intuire come tutte le forze agenti sul pannello L (con sisma in direzione T) e che lo porterebbero a ruotare verso la strada siano trattenute dal setto T, idoneo a resistere in quella direzione.
In modo figurato il setto L tende a ”strappare” il cuneo di muratura del setto T portandolo in frana. Ciò ovviamente nei due sensi.
Nel caso di pareti finestrate ritroviamo queste lesioni ad X su ogni maschio murario.
Queste considerazioni, credo, portarono molti anni fa a generare il ”metodo Morandi” dal nome del grande ingegnere che lo ideò, e che consisteva nell’applicare ai lati di ogni muratura, ma specialmente alle trasversali, una coppia di tiranti in leggera pretensione, appunto per bloccare lo strappo sulla muratura, aumentando la coesione del materiale.
Ebbi notizia sul luogo che nel terremoto dell’Irpinia appena avvenuto le abitazioni che erano state in questo modo rinforzate erano risultate sensibilmente più resistenti al sisma.
Anticamente dopo i terremoti si faceva largo uso di murature di consolidamento a contrafforte ”barbacani”, con funzione statica facilmente intuibile , a mo’ di puntello obliquo su murature spanciate ; speroni che data la loro attuale vetustà a volte pensiamo che siano stati realizzati in quanto facenti parte del progetto originario.
Altro metodo usato per risolvere lo stesso problema era quello di inserire archi o volte di collegamento all'altezza dei solai tra edifici prospicienti ; talvolta queste strutture di collegamento venivano anche progettati come passaggi di comunicazione tra famiglie dirimpettaie che si imparentavano.
Il concetto del contrafforte e dell'arco di collegamento, viene ripreso e rielaborato nella presente proposta.
Le stesse considerazioni hanno portato, negli ultimi decenni, ad inserire catene o cordoli in cemento armato, o solai in cemento armato, cordolo compreso.
A questo proposito si deve dire chiaramente che la caldana, o solettina da 5 cm, con rete elettrosaldata non costituisce assolutamente un solaio resistente in cemento armato anche se ancorata con monconi di ferro alle murature.
Detta solettina che è stata, ed è, purtroppo di largo uso nel consolidamento dei solai in legno, dà una solidità solo apparente dovuta alla constatazione che poi il solaio ”balla” di meno ; in realtà questa non aggiunge resistenza alcuna ed anzi costituisce un notevole aggravio di peso (circa 100 kg/mq) per le travi sottostanti, e ciò anche nella normale situazione non sismica.
All’atto del sisma poi questa, che non ha quasi nessun effetto sulla resistenza sismica, diventa un ulteriore peso massiccio sulla testa della gente anche rispetto alle sole scosse sussultorie.
Diversissimo e positivo è il comportamento di solai o solette di spessore adeguato, anche non grande (10 / 12 cm) che ben innestate alle murature sostengono a flessione autonomamente tutti i carichi verticali (normali e sismici sussultori), per cui a quel punto le travature in legno sottostati che si vogliano comprensibilmente mantenere vanno agganciate ovvero appese alla sovrastante nuova soletta con grappe di ferro, risultando a quel punto essere una sorta di controsoffitto staticamente nullo.
Ulteriori e frequenti cause di crollo sono le murature a sacco, dei setti esterni (L) povere o poverissime di calce che sotto sforzo, anche di sola compressione, tendono ad aprirsi con spanciamento interno ed esterno, e dove se si prova con un cacciavite a grattare la malta, specialmente quella nella parte riempita, questa si sfarina immediatamente e totalmente.
Altra situazione anomala, che mi sembra utile citare è quella di volte a botte che si impostano, oltre che sulle larghe murature esterne, su una muratura di spina dello spessore di cm 12, in mattoni ad una testa, e ciò anche per due livelli di solaio voltati ; ciò ho visto sia a L’Aquila che a Paganica.
Una soluzione strutturale di questo tipo, che ci fa inorridire, può somigliare ad una bomba pronta dove il sisma è solo la miccia.
Sempre sui cordoli in cemento armato che sono stati intesi da molti quali causa principe di dissesto in quanto troppo pesanti, ed anche troppo rigidi per essere inseriti in una struttura meno rigida quale la muratura, credo si debbano fare alcune importanti considerazioni.
La principale, e banale, è che i cordoli non costituiscono alcun aggravio di peso per le murature, in quanto ovviamente questi vanno ad occupare lo spazio della muratura in pietrame che ha peso specifico quasi uguale a quella del calcestruzzo ; quindi nessun effetto peso.
Per quanto riguarda i solai in cemento armato si ha invece un incremento di carico rispetto a quelli in legno, ma questa differenza è contenuta tra il 5 ed il 10 per cento del peso totale dell'edificio e si hanno però vantaggi statici considerevoli che qui appresso vedremo.
E' voce alquanto condivisa e dimostrata che strutture elastiche siano preferibili nei confronti del sisma rispetto a strutture rigide quali quelle in cemento armato, nota 1.
Ciò perché i materiali e le strutture deformabili, hanno periodo proprio Te (T edificio) lungo (oscillazione propria, fondamentale, lenta) e quindi si discostano dalle oscillazioni del sisma con periodo, Ts (T sisma) breve (oscillazioni rapide ; ma non sempre), ricevendo per ciò forze sismiche minori.
Non sempre, perché constatiamo ogni giorno quale sia l'imprevedibilità del sisma oltre che per la sua intensità e tempi di ricorrenza, anche per il suo spettro di frequenza (periodi Ts). In ogni modo la diversità di periodo allontana il problema gravissimo della risonanza.
Dalla risonanza peraltro sono lontane oltre alle strutture molto flessibili anche quelle molto rigide, anche se in modi diversi.
Questo assunto di preferibilità delle strutture deformabili (murature, antenne, campanili) e di condanna di quelle rigide (c. armato, bunker, edifici molto bassi) non deve però essere indiscriminatamente generalizzato.
Si deve infatti considerare oltre alla deformabilità la resistenza ovvero la capacità di resistere alle azioni sismiche oltre che a quelle normali.
Una struttura flessibile può, in quanto tale, essere sottoposta ad una azione sismica minore, ma anche per questo può avere una resistenza che può essere notevolmente ridotta. Tutto va bene se la riduzione della spinta è maggiore della riduzione della resistenza, mi pare.
Inoltre come ora vedremo meglio la muratura non è per niente una struttura deformabile sempre; quando i setti murari prendono la forza sismica orizzontale parallelamente a se stessi, di coltello (setti senza grandi o numerose aperture) e quindi grosso modo nel 50 per cento dei casi, questi sono enormemente rigidi fino ad altezze dell' ordine dei 15 metri. Nelle altre direzioni no.
Si trovano quindi di fatto parti rigidissime associate ad altre che lo sono di meno o molto di meno a seconda della direzione dell’azione sismica.
Vediamo ora il comportamento scatolare schematico, di una scatola muraria 6x5x5 metri spessore cm 30 ; edificio a due piani senza solai interni, di modulo elastico E = 5E9 Newton/mq (50000 Kgf/cmq), sigma di rottura a compressione 60 KGf/cmq, a trazione 4 kg/cmq ; una muratura con caratteristiche meccaniche medie ; rigidezza K =2, 2E8.
Ad essa associamo un impulso a terra con spostamento ws (t)= 0, 02. sin (12 t) , ovvero ws (t)=Ws sin(omega st) ; quindi ampiezza massima di spostamento 0, 02 m (2 cm), pulsazione, 12, periodo Ts =0, 5 secondi c. a. , accelerazione max 2, 88m/s^2; l’indice s sta per sisma.
La sinusoide è stata scelta leggendo il sismogramma di L'Aquila nella fase centrale lunga.
Per semplicità di calcolo le masse sono applicate in sommità e le forze risultanti sono applicate nel baricentro per il calcolo dei momenti flettenti. Non si è inoltre considerata la deformabilità a taglio.
Consideriamo le oscillazioni dei setti A e B tenuti separati tra loro.
Il setto A con massa kg 18000, enormemente rigido ha K= 220000000, pulsazione 110, periodo T =0, 06 sec. lontanissimo dal tempo del sisma Ts, e una amplificazione del movimento a terra pari a 109, 8^2/(109, 8^2-12^2)= 1, 01, nota 2, ha dunque uno spostamento in fase col sisma di 2, 02 cm impercettibilmente più grande del terreno, come anche la accelerazione impressa, ed una conseguente forza orizzontale di 5, 2 tonnellate c. a.
Il valore della forza in Newton si ricava sia dallo spostamento per la rigidezza sia dalla massa per la accelerazione ; i valori devono essere uguali ad ogni istante.
Nell'esempio F =200000000x0, 0202 = 18000*2, 91 = 52466 N = 5247 kg f.
Si sono presi i valori di massimo spostamento e accelerazione ; ciò è lecito in quanto questi si verificano contemporaneamente al tempo T/4, corrispondente al punto B che possiamo pensare come ad un fine corsa dove si inverte la direzione dello spostamento e si ha quindi velocità zero ed accelerazione massima.
Il setto B molto più deformabile ha periodo di 1 secondo, più grande di 0, 5 e ha uno spostamento più piccolo 0, 86 cm che avviene in controfase, opposto, rispetto allo spostamento della terra; quindi in questo caso lo spostamento che produce la curvatura del setto e le conseguenti forze elastiche è dato dalla sua somma con lo spostamento a terra, 0, 86 + 2 cm = 2, 86 cm.
Si ha comunque (moltiplicando questo spostamento per una rigidezza ora molto più piccola) una forza sismica che è circa la metà di quella del setto A molto più rigido, e dunque, per questo, un vantaggio considerevole.
Fermo restando però, per ora, il giunto ipotetico tra i setti A e B, controlliamo momenti e tensioni prodotte da questo movimento.
Nel setto A sommando le tensioni da N e da M abbiamo modeste compressioni, 2, 5 kg/cmq e trazioni nulle ; nel B compressioni di 10 e trazioni di 8kg/cmq. (moto del setto B).
Nel setto B, quindi con la resistenza muraria media ipotizzata si avrebbe il crollo.
Per avvicinarci un poco alla realtà scatolare agganciamo il setto B ai due A tenendolo disgiunto dal terreno.
In questo modo il pannello B, isolato dal terreno si deforma come lastra-vela appoggiata ai due setti A ed ha periodo T =0, 16 sec. quindi meno rigido di A. anche in questo caso (distante dalla risonanza) si hanno forze sismiche ridotte, ma andando a valutare le tensioni prodotte nel pannello che lavora a trave inflessa (orizzontalmente) troviamo sigma di compressione e di trazione pari a 40 Kg f /cmq! (In questa situazione lo sforzo normale non aiuta in quanto è su un altro piano di sollecitazione).
Ora nella realtà più prossima la muratura B è agganciata a terra ed ai setti A e possiamo pensarla nel suo comportamento a piastra come un insieme di mensole, v, incastrate a terra (come nel primo moto analizzato)ed una serie di travi a fascia orizzontali, o, appoggiate ai setti A (come nel secondo moto visto) le mensole centrali saranno molto vicine alle sollecitazioni del primo moto, le fasce in alto vicine al secondo moto.
Queste collaboreranno tra loro per resistere al sisma riducendo le rispettive sollecitazioni ; ma le fortissime tensioni di partenza, in particolare quelle di trazione, generate in entrambe i moti ci dicono che gli equilibri non saranno comunque possibili. E’ quindi facilmente prevedibile l’espulsione della parte centrale alta della muratura.
Ne consegue la necessità di riportare le forze sismiche dei pannelli B su quelli A, tramite solai planarmente rigidi, (in c. armato, o in ferro o in legno fortemente controventati) evitando con ciò anche lo sfilaggio dei travetti dalle loro sedi di appoggio in quanto il movimento dei vari setti paralleli di tipo B potrebbe essere facilmente asincrono.
Questi setti A hanno infatti forti margini di resistenza e per la loro rigidezza intrinseca stanno alquanto lontani dalla risonanza, almeno nell'ordine delle altezze di cui stiamo parlando.
Se ad esempio, fermo restando il resto compreso lo spessore di 30 cm, vogliamo alzare notevolmente la muratura A, ad esempio da 6 a 12 metri, troviamo una struttura ancora fortemente rigida, T = 0, 23 sec. con accelerazione di 3, 5 contro 2, 88 m/s^2 a terra e tensioni ancora ai limiti di accettabilità, 8 di compressione e 4 kg/cmq di trazione.
Se invece poi ipotizziamo in un caso non frequente ma possibile che il setto B sia un muro di spina con vani porta posti nei due lati e il comportamento reale viene a corrispondere con quello del secondo moto (moto del setto B); e se inoltre gli attribuiamo lo spessore di cm 50, anzi che 30, troviamo con sorpresa un periodo proprio Te di 0, 57 sec. uguale a quello del sisma e dunque il suo ingresso in risonanza!.
Credo che tutto ciò possa farci capire che non si possono applicare assunti statici, pur validissimi, indiscriminatamente in ogni situazione, ma li si deve ben conoscere per verificarli con pazienza e serietà nelle problematiche specifiche, che sono peraltro realtà fisiche e matematiche estremamente complesse.
In alcuni sopralluoghi effettuati anche con gli studenti del Seminario per la preparazione agli esami di stato dell’Ordine degli Architetti di Roma è emerso in modo lampante il gravissimo danneggiamento di tutte le murature realizzate in pietrame, a volte tondo di fiume, sempre collegato da malta farinosa al tatto.
A volte pur rovinando queste parti in pietrame, l’edificio è rimasto in piedi in quanto agganciato a tetti –/solai in c. armato che poggiavano anche su parti murarie più robuste ; in genere integrazioni o espansioni in blocchetti di cemento pieni.
Quasi tutti gli edifici in muratura realizzati negli ultimi decenni con blocchetti di cemento, solai e cordoli in c. armato sono usciti integri e spesso senza lesioni visibili. Con sorpresa possiamo vedere circondata da case in pietra e legno completamente distrutte, una casa in muratura di blocchetti e solai in c. armato uscita indenne senza tracce pur minime di lesioni.
E’ inoltre significativo l’esempio di tre vetusti edifici realizzati originariamente con muratura in pietrame e solai in legno, con dimensioni, materiali e tecnologia del tutto uguali.
Quello centrale era stato poi consolidato nel 1984 anche con l’inserimento di solai in c. armato a tutti i livelli; inoltre vi è stato realizzato un allargamento considerevole del vano d’ingresso garage, (non ideale ai fini del sisma).
Il sisma, che ha generato il crollo presso che totale dell’edificio a sinistra non consolidato e non rinnovato nei solai, non ha minimamente scalfito quello consolidato con solai e cordoli in cemento armato.
Il terzo edificio in pietra non consolidato e rimasto comunque integro, ha usufruito dall’essere compreso tra due edifici consolidati e robusti.
In un successivo sopralluogo si è visto però come al suo interno erano stati ugualmente inseriti solai in c. armato.
Generalmente le murature in pietrame che abbiamo visto sono quelle tipiche a sacco con due paramenti di pietra incerta, di spessore 15/20 cm cadauno, più un riempitivo di malta e schegge di circa 5/10 cm ugualmente scadente.
Il collasso in questa tipologia costruttiva avviene anche per carichi verticali, sismici e non, per apertura dei due paramenti e conseguente carico di punta.
Da testimonianze avute sul posto sembra che nei luoghi fosse consentito, nell’intreccio delle varie normative, la sopraelevazione (con blocchetti e solai in c. a. ) mantenendo però le vecchie murature sottostanti esistenti (in pietrame), si suppone, adeguatamente consolidate (?).
E’ quindi lecito ipotizzare, anche se è doveroso verificare, che vecchie murature in pietrame scarsamente consolidate siano rovinate a causa del peso eccessivo delle successive sopraelevazioni.
Ciò spiegherebbe alcuni dissesti in edifici che hanno avuto schiacciato il piano terra e non il piano o i piani superiori, seppure questi ultimi siano stati fortemente e comprensibilmente danneggiati nella caduta.
Vediamo uno di questi edifici che si è abbassato di un piano e si è fortemente piegato.
S’intravede in basso la muratura in pietrame schiacciata dal peso sovrastante della scatola muraria di sopraelevazione in blocchetti e solai in c. armato; scatola che è rimasta nella parte a destra indeformata nonostante la caduta di circa tre metri.
Si può pensare per il futuro ad un intervento efficace e che non snaturi le murature originali, effettuando un cuci-scuci tradizionale sul solo paramento interno, eventualmente con le stesse pietre, rinnovando anche la malta del sacco e facendola aderire perfettamente alla faccia interna del paramento esterno sul quale si sia eseguita una scarnitura profonda dei giunti.
A ciò seguirebbe l’inserimento di nuovo solaio in c. armato oppure di un solaio in legno o in ferro, saldamente controventato ed ancorato alla muratura come si è già detto.
il sistema di schermatura che si vuole proporre è finalizzato sia ad un miglioramento della tenuta dei borghi rispetto ad un sisma futuro, sia al suo utilizzo per una agibilità immediata o a medio termine di borghi che hanno subito danni da sisma recenti.
Questo sistema si articola in tre quattro soluzioni a seconda della conformazione planimetrica del borgo storico sul quale si vuole intervenire.
Si ha un primo caso dove la strada è notevolmente stretta.
Si ipotizza di aiutare le murature trasversali collegandole tra loro, da un lato all’altro della strada, con un telaio in ferro, che in realtà somiglia più ad un arco a tre cerniere con sviluppo in altezza dei montanti ; si veda la scomposizione delle forze.
Detti montanti, distaccati con distanziatori dalla muratura di alcuni centimetri, per non deturpare fregi, pietre, e compensare i vari fuori piano, sono fissati alle murature trasversali con perni cementati e tirafondi profondi uno / due metri ed hanno un tirante che li collega ai telai del vicolo parallelo.
I vari telai sono poi ricollegati tra loro mediante longherina aderente il paramento murario su strada.
Collegamenti con corde in acciaio ad x, forniscono inoltre una certa rigidezza planare del tutto.
È possibile in alcuni casi e compatibilmente con le aperture, inserire corde irrigidenti che collegano obliquamente il piede del pilastro alla longherina, accrescendo con ciò anche la resistenza delle murature sulla strada.
Si perviene anche, estendendo questa maglia al tessuto urbano, ad un collegamento ed un mutuo sostegno dei vari comparti di fabbrica del borgo unificando la resistenza dei vari edifici al sisma, come visto nelle antiche volte stradali; l’unione fa la forza si potrebbe dire.
Ciò senza dover intervenire con operazioni di cantiere all’interno delle singole abitazioni che restano fruibili per tutto l’arco dei lavori.
Il telaio può inoltre prolungarsi verso l’alto, per uno o più piani con trasverso e doppia corda a mo’ di controvento.
Vi è poi una situazione in cui la larghezza della strada diventa maggiore e la soluzione meno efficace; in questo caso l telaio acquisisce due pilastri, che vengono con ciò a delimitare due marciapiedi suggerendo una sorta di portico.
Staticamente si può interpretare con l’associazione di due archi a tre cerniere, con i pilastri che lavorano alternativamente a tirante o a puntone come schematizzato in figura.
Si è voluto in questo tipo abbandonare la linea curva, proprio per evidenziare le varie possibilità espressive di un sistema che non deve necessariamente essere formalmente rigido o arido.
Si ha poi la possibilità che i fronti stradali distino notevolmente tra loro, e quindi non sia praticabile collegarli.
L’intervento si modifica inserendo al posto dei telai dei contrafforti metallici sul lato (o su tutti e due i lati) prospiciente una piazza o una strada larga.
Anche qui l’arco a tre cerniere ben sintetizza il comportamento statico del contrafforte metallico.
Guardando meglio il comportamento del montante fissato con perni alla murature, che chiaramente non deve avere dimensioni esagerate, si può vedere come rispetto alla sollecitazione flettente derivi una maggiore resistenza nell’associazione muratura-montante in ferro ; particolarmente quando la curvatura porta il montante in trazione e la muratura in compressione.
Si ha poi vantaggio quando il montante, che sta lavorando a tirante, evita lo sfilaggio dal terreno per effetto della zavorratura offerta della muratura connessa.
Infine la muratura sulla quale si impernia il montante ogni circa 50/ 100 cm esercita una radicale riduzione della lunghezza libera di inflessione nel montante quando questo è soggetto a compressione e possibile sbandamento per carico di punta.
In ogni modo la eventuale entrata in fase plastica delle nervature in ferro, costituisce una considerevole sottrazione di energia al sisma e ne ostacola fortemente le deformazioni sotto sismi severi.
Si sono effettuati calcoli di larga massima sulle sollecitazioni sismiche che il generico telaio potrebbe sopportare.
Riferendoci al telaio posto su edificio a due livelli e con dimensioni del montante in ferro pieno pari a 7*14 cm, su vicolo largo m 5 e uguale passo delle murature, si è dedotta in fase di rottura (ingresso nello snervamento) una forza applicata sui traversi di circa 12 t.
Rapportando questa forza alla massa dell’edificio stimabile in circa 120 t ne consegue una forza statica resistente al sisma pari al 10 % della massa totale, quindi un aiuto del tutto considerevole alla struttura muraria.
Segue poi l’effetto frenante dello smorzamento fornito dai telai nella lunga fase plastica.
Così come ipotizzate le strutture ci danno molta sicurezza a che si evitino crolli sistematici e perdite di vite umane, lasciando però aperta la possibilità di danneggiamenti locali.
Si possono aprire poi varie strade nel proseguo.
In una possibilità la schermatura resta funzionante e permette nel tempo e senza urgenza di effettuare ulteriori consolidamenti degli edifici dal di dentro, collaborando in ultima analisi la schermatura con questi successivi consolidamenti per un tempo indefinito.
Altra possibilità è che una volta completati questi consolidamenti interni, non si ritenga più necessaria questa schermatura e venga quindi completamente rimossa.
Detta rimozione risulterà comunque estremamente facile, in quanto si tratterà di tagliare semplicemente i tirafondi di ancoraggio, tornando con ciò le pietre ed i fregi dei muri inalterati alla vista.
Sempre pensando ad un centro/borgo storico sembra logico pensare ad un utilizzo per sostenere l’illuminazione stradale e delle vetrine, dei semafori o altre comunicazioni, di linee aeree di cablaggio e centraline.
Così è possibile l’utilizzo per sostenere stendardi e scenografie per le feste rionali, mostre su strada; si pensi anche alle illuminazioni che si mettono nelle feste e processioni dei santi patroni.
E’ poi possibile inserirvi dei teli ombreggianti estivi, oppure realizzare dei piccoli portici invernali ponendovi una copertura in policarbonato trasparente.
Possono inoltre anche sostenere insegne di negozi e botteghe, bacheche, cartelli didattici ecc.
Fra tutti i possibili utilizzi mi sembra particolarmente interessante quello di usare la struttura, nel caso appositamente costruita con profilati tubolari o scatolari, come fonte di energia termica a mo’ di pannello solare per la produzione di acqua calda.
L’acqua può riempire pilastri e trasversi cavi in ferro e comunicanti riscaldandosi fortemente al sole e quindi essere utilizzata nelle abitazioni adiacenti; peraltro spesso nei centri storici è poco pratico e a volte proibito l’inserimento di pannelli solari nei tetti.
La possibilità di inserire pannelli fotovoltaici mi sembra invece meno praticabile per motivi estetici di ambientazione; è comunque possibile a scelta delle amministrazioni prevederne l’utilizzo.
NOTE
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